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Da "Eco degli Iblei" COMISO - IL MONUMENTALISMO DI MICHELANGELO E DI FIUME NELLA MOSTRA DELL'ARTISTA COMISANO BIAGIO SCHEMBARI: DIVINITA', EROI, TITANI, GIGANTOMACHIE E TAUROMACHIA, UNA BELLA NATIVITA' DA AMMIRARE NELLE SALE DEL CASTELLO ARAGONESE.

 fonte: https://www.ecodegliblei.it/news_scheda_stampa.php?idnews=17986  del 18/12/2018   
Abbiamo già pubblicato un pezzo ieri sulla mostra di Biagio Schembari, artista comisano che dipinge da mezzo secolo almeno. Ora, dopo avere ammirato le opere esposte nelle sale del Castello Aragonese, non possiamo non comunicare la nostra piacevolissima impressione e affermare, senza tema di smentita, che si tratta di una delle mostre più belle realizzate a Comiso negli ultimi tempi.
Intanto va positivamente rimarcata la maestria espositiva: non siamo più di fronte a un'accozzaglia di tele e di sculture, messe insieme senza un ordine logico e senza alcun rispetto per la valenza contenutistica. Abbiamo assistito da anni, purtroppo, a varie mostre in omaggio a qualche illustre personaggio o a qualche evento di spessore nel territorio: si è, quasi sempre, trattato di una miscellanea di autori i più disparati, che hanno offerto una loro opera, completamente avulsa dal contesto. E non ci stanchiamo di rimarcare l'assenza quasi totale di un ritmo narrativo o di un nesso tra le opere esposte: è stato il trionfo del " Caos ", del disordine, più che del " Logos ", del raziocinio.
Biagio Schembari ha saputo mettere in bella mostra, partendo da una preziosa " Natività "; giusto per rimanere legati all'atmosfera natalizia, le varie tele esposte, che ( in tutto sono 27 ) nelle forme e nelle espressioni magnifiche richiamano al monumentalismo di stampo michelangiolesco o a Fiume. L'illuminazione, bene appropriata, fa il resto e desta compiaciuta " maraviglia " nello spettatore.
" Biagio comincia e insiste a lungo sul mito ( dèi, eroi, titani, gigantomachia e tauromachia ), ma nello stesso quadro il "mythos " diventa " logos ", una società di uomini organizzati secondo la legge: il " logos " si specifica come " diritto ". E contemporaneamente - afferma Aldo Cottonaro nell' introduzione al catalogo - esplode la violazione del diritto, la guerra, la guerra civile.E non c'è più differenza tra la catastrofe dell'antica Tebe e la catastrofe dell' Europa del Novecento ( " città grandi divennero piccole - dice Erodoto nel V secolo a. C.).
Questa idea di decadenza è il fondamento della pittura di Biagio, e su questo fondamento nasce l'utopia.
... Il senso della pittura di Biagio non è in un quadro o in un altro, ma in tutti insieme i quadri in cui si articola la sua narrazione: la decadenza di una civiltà e la difficile costruzione di un'altra civiltà, che, proprio per la sua intrinseca difficoltà, sfuma nell'utopia. "
 
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